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Il trattore di Verdone

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Oscar passati e quindi continuiamo a parlare di cinema. Addirittura di cinema italiano. Ieri per caso mi sono imbattuto nell’ultimo film di Carlo Verdone, Sotto una buona stella, avevo visto di recente Smetto quando voglio, che mi aveva convinto, e mi son detto magari, mi son detto ingenuamente, mi faccio due risate. Invece, la buona stella di Verdone non brilla affatto. Anzi.Nonostante l’innesto di Paola Cortellesi, che ci prova, il film è sgangherato e inanella una serie di scelte sbagliate e vicoli ciechi al livello di sceneggiatura. Federico Picchioni è un professionista che gestisce soldi altrui, è divorziato, ha due figli e una nuova compagna, designer, appassionata di bella vita. L’evento che dà il via alla storia è la morte dell’ex moglie di Verdone, che riporta i due figli nella nuova casa paterna, compresa la nipotina Aisha, a disturbare una storia sentimentale molto precaria. Mettiamoci anche il fallimento del lavoro del protagonista e si ottiene un quadro niente male. Insomma gli ostacoli ci sono e portano alla partenza di Gemma, la nuova compagna, e anche a quella della domestica sudamericana. Finalmente, forse un po’ tardi, arriva Paola Cortellesi, nuova vicina di casa e di professione “tagliatrice di teste”, un tocco di realtà del paese che viene lasciato poi lì. La fatica a riprendere un rapporto coi figli, oltre che a trovare un lavoro, la consolazione nell’amicizia con Luisa, sono questi i motivi del film, che però procede come un trattore, fino al finale quando l’amore trionfa. Se si esclude qualche gag simpatica, il film è davvero lento e farraginoso, non scorre, e soprattutto ci si chiede come il perché di alcuni eventi, come Gemma che rivede Federico, senza farsi notare, e il tentativo del figlio di intraprendere la carriera di cantante.
Siamo lontano dal miglior Verdone, che per me rimane quello dei primi anni ’80, forse irripetibile, ma anche da risultati discreti come Maledetto il giorno che t’ho incontrato o Posti in piedi in paradiso. Sul resto del cast resto perplesso: Paola Cortellesi non viene sfruttata quasi per niente nel suo potenziale, il che avrebbe davvero aiutato il film, mentre gli altri sembrano avere qualche problema di dizione, come Tea Falco, che interpreta la figlia Lia, di cui a volte si fatica a comprendere le battute. Speriamo nel prossimo.

moviecamp.it

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