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Tutta colpa di Freud

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Francesco Taramelli è un analista divorziato e con tre figlie: Sara, omosessuale che dopo l’ultimo rifiuto ha deciso di tornare a Roma per cercare di diventare etero; Marta, libraia che non riesce a trovare l’uomo della propria vita e per finire Emma diciottenne innamorata di un uomo di cinquant’anni. Al tempo stesso Francesco si è infatuato di una donna che regolarmente incontra nel bar dove prende il caffè, ma con la quale non ha mai scambiato nemmeno una parola.

Paolo Genovese confeziona l’ennesima commedia della sua carriera, riesumando attori che l’hanno accompagnato nei suoi precedenti sforzi, da Immaturi sino a Una famiglia perfetta: dall’analista interpretato da un barbuto Giallini, che pare la reincarnazione moderna di Sigmund Freud; sino ai caratteristi Maurizio Mattioli, nel ruolo del portiere dello stabile ove si trova lo studio di Francesco; fino a Edoardo Leo, in quello di un possibile fidanzato di Sara. Il prodotto finale fra alti e bassi, fra battute che toccano in maniera credibile i problemi affettivi delle persone all’ombra dei social network e dell’età adulta e una sceneggiatura che in alcuni momenti lascia spazio a momenti di immobilismo risulta comunque molto godibile, grazie all’abilità di tutti gli attori con una menzione particolare per Marco Giallini, capace di sfaccettare ulteriormente la propria abilità recitativa, capace di non relegarlo esclusivamente nel ruolo di coatto, ma anche per un Gassman che pare tagliato alla perfezione per un ruolo di perenne indeciso fra la routine della vita coniugale e l’emozione dettata dalla vicinanza di una ragazza molto più giovane di lui. Nota a margine: da rivedere e riascoltare la classificazione di Francesco in merito alla suddivisione dell’universo maschile.

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